sabato 23 settembre 2017

Domenica 24 settembre 2017, non solo Frecce tricolori a Terracina

AMIAMO  i colori nazionali
APPREZZIAMO la preparazione dei piloti della pattuglia acrobatica
SOPPORTIAMO il disagio già sperimentato di una città bloccata dal traffico automobilistico,  soffocata dall’inquinamento e bombardata dal rumore
RIUSCIAMO  a metabolizzare un’esibizione aerea invasiva sotto ogni punto di vista a pochi giorni dalla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile
POSSIAMO per un momento tralasciare i costi per la collettività di tale show ripetuto in città a distanza di un SOLO anno
Ma ci rifiutiamo di assistere ad una presentazione di aerei che ci ricordano la guerra
VOLONTARIAMENTE SFOLLIAMO IN MONTAGNA!
Domenica 24 settembre andremo in montagna a Camposoriano come nel settembre del 1943 ma per una festa
LA FESTA DELLO SFOLLAMENTO VOLONTARIO
ore 10, 00: arrivo alla Cattedrale. Saluti
ore 10,30-12,00: visita guidata del Campo Carsico con passeggiata alla Ripa;
ore12,15-13,15: yoga;
13,15-14,30: pranzo al sacco;
14,30-15,15: riposiamo, ascoltando letture poetiche scelte (sulla natura);
15,30-17,00 : musica e danze;
17,00-17,45: camminata consapevole o, a scelta, incontro di meditazione di Mindfulness, per stare in contatto con gli odori, i suoni, la brezza della collina e fare un’esperienza di presenza mentale.
17,45-18,00: saluti. Si torna a casa!
Chiunque può aggregarsi autonomamente allo sfollamento assumendosi in proprio ogni responsabilità per gli spostamenti e le attività della giornata.
****Sono ammessi gli animali domestici, anzi è assolutamente consigliabile portarseli dietro per sottrarli al bombardamento acustico della giornata.
 Associazioni:                                                                                                                    Archeoclub-Terracina, Bandancia, Bottega Etica Alter.Azione, Città Partecipata, Cultura e Territorio, Demetra, Piacere la conoscenza, Progetto Mindfulness, Una mano tira l’altra, WWF Litorale Laziale    
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Inquinamento in Veneto, la mamma ''No Pfas''. ''I miei cinque figli tutti contaminati''

Giovanna Dal Lago è una mamma di Lonigo, in provincia di Vicenza. Tutti e cinque i suoi figli sono risultati contaminati dal Pfas, una sostanza chimica prodotta dall'azienda Miteni di Trissino che potrebbe causare gravi scompensi cardiaci e metabolici. La correlazione tra Pfas e patologie è allo studio, ma le mamme di Trissino e degli altri comuni inquinati del vicentino non sono rimaste con le mani in mano. Si sono riunite in comitato e chiedono alla politica e ai dirigenti della Miteni di adottare subito misure che scongiurino ulteriori conseguenze sulla salute pubblica. "Se siete veri padri - afferma rivolgendosi ai titolari dell'azienda - fate subito qualcosa. Chiudete la fabbrica, spostatela altrove, dotatevi di un depuratore".
https://video.repubblica.it/cronaca/inquinamento-in-veneto-la-mamma--no-pfas---i-miei-cinque-figli-tutti-contaminati/285407/286020?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S1.8-T2
ma non lo fate sapere al ministro Lorenzin, potrebbe imparare qualcosa. Giovanna Dal Lago è una mamma di Lonigo, in provincia di Vicenza. Tutti e cinque i suoi figli sono risultati contaminati dal Pfas, una sostanza chimica prodotta dall'azienda Miteni di Trissino che potrebbe causare gravi scompensi cardiaci e metabolici. La correlazione tra Pfas e patologie è allo studio, ma le mamme di Trissino e degli altri comuni inquinati del vicentino non sono rimaste con le mani in mano. Si sono riunite in comitato e chiedono alla politica e ai dirigenti della Miteni di adottare subito misure che scongiurino ulteriori conseguenze sulla salute pubblica. "Se siete veri padri - afferma rivolgendosi ai titolari dell'azienda - fate subito qualcosa. Chiudete la fabbrica, spostatela altrove, dotatevi di un depuratore".
Giovanna Dal Lago è una mamma di Lonigo, in provincia di Vicenza. Tutti e cinque i suoi figli sono risultati contaminati dal Pfas, una sostanza...
VIDEO.REPUBBLICA.IT

Pfas, Lorenzin: "Polemica inutile, a dicembre direttiva Ue"

Il dispositivo comunitario, afferma la ministra, "tenderà a uniformare i parametri Pfas nelle acque per tutti i Paesi europei". In risposta al governatore veneto Zaia, che aveva accusato i ministeri italiani di non volere una lagge nazionale che imponga soglie limite all'inquinante: "Se c'è un problema magari alzi il telefono e parli con il tuo ministro"
"A dicembre dovrebbe arrivare una direttiva europea che attendiamo tutti che tenderà a uniformare, come abbiamo chiesto, i parametri Pfas nelle acque per tutti i Paesi europei". Lo annuncia la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, facendo il punto sulla vicenda delle sostanze inquinanti Pfas.

"Su nostra richiesta - ancora sottolineato Lorenzin nel corso delle comunicazioni sulle iniziative prese in merito ai livelli di Pfas presenti nelle acque di alcune province del Veneto - è stato avviato un percorso che dalla collaborazione tra la Commissione Europea e l'Organizzazione Mondiale della Sanità porterà a una direttiva, che aspettiamo nel mese di dicembre, che fisserà dei parametri europei. Io mangio e bevo prodotti che vengono da tutta Europa e quindi la presenza o meno di alcune cose deve essere uguale in tutto il continente".

La ministra ha anche replicato a Luca Zaia in merito alle accuse del governatore del Veneto sul mancato intervento del ministero della Salute nella vicenda Pfas. "Se c'è un problema magari alzi il telefono e parli con il tuo ministro, poi ognuno ha la sua cifra - la risposta di Lorenzin -. La polemica non l'abbiamo compresa, avendo condiviso con la regione Veneto e le istituzioni sanitarie, scientifiche e ambientali tutti i singoli passaggi".

Lunedì scorso il governatore Zaia aveva accusato i "ministeri italiani" di non voler emanare "una legge nazionale sui limiti dell'inquinante". Di qui, la decisione della Regione Veneto di far da sè. "In piena autonomia - aveva affermato Zaia - procederemo a una drastica riduzione dei limiti dei Pfas che possono essere presenti nelle acque delle rete idrica". I Pfas sono impermeabilizzanti di amplissimo utilizzo ma anche pericolosamente inquinanti. A indurre Zaia a entrare in polemica con Roma, l'urgenza di agire dopo essersi ritrovato In Veneto il caso dell'azienda Miteni di Trissino, provincia di Vicenza.

"Come abbiamo già detto - ha aggiunto Lorenzin - noi abbiamo fissato con un decreto salute-ambiente degli standard precauzionali e il decreto prevede, oltre alle tabelle generali, che ogni singola regione possa adeguare o anche ridurre questi parametri in base alla peculiarità del suo territorio e alla peculiarità degli inquinanti. E questo è stato un percorso totalmente condiviso". Nel caso specifico del Veneto, "si stanno facendo studi, sia da parte dell'Istituto Superiore di Sanità che degli enti di ricerca che monitorano la popolazione. Ci sta molto a cuore l'andamento dello stato di salute dei cittadini della regione Veneto e in particolare delle province coinvolte, per cui stiamo monitorando i risultati degli screening perché costituiscono un fattore estremamente importante".

Lunedì 25 è previsto un tavolo tecnico tra gli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità e i rappresentanti della regione Veneto nell'ambito degli incontri periodici che fanno parte del piano di sicurezza dell'acqua. Lo rende noto Luca Lucentini, dell'Istituto Superiore di Sanità. "La riunione era già pianificata nell'ordine del giorno - afferma Luca Lucentini - ed era anche in conto la revisione dei limiti di Pfas sulla base dei riscontri delle analisi". "Noi già dal 2013 - sottolinea Luca Lucentini - abbiamo avvisato la Regione di non superare livelli prossimi allo zero contaminazione da noi stabiliti e abbiamo comunque provveduto sempre più ad abbassare i paletti". http://www.repubblica.it/ambiente/2017/09/23/news/pfas_lorenzin_polemica_inutile_a_dicembre_direttiva_ue_-176296797/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S1.8-T1

L'Italia rinuncia ad una legge per limitare i veleni da Pfas

Il fatto quotidiano 23 settembre 2017

Miteni l'azienda sotto accusa e le scatole cinesi, così nessuno pagherà

il fatto quotidiano 23 settembre 2017

vicino al centro Eni ci si ammala e si muore di più

il fatto quotidiano 23 settembre 2017

il capitale naturale ci renderebbe ricchi ma lo ignoriamo

Il fatto quotidiano 23 settembre 2017

paesaggio il pd sbugiarda se stesso


Latina e i rifiuti, dopo il fallimento di Latina ambiente per il passaggio all'azienda speciale Abc enigma lavoratori

Latina editoriale oggi 23 settembre 2017

addio all'acqua pubblica dal pd: Zingaretti smorza i sogni dell'Ato 4

Latina editoriale oggi 23 settembre 2017

Abuso edilizio all'Abbazia di Valvisciolo, tutto prescritto

Latina editoriale oggi 23 settembre 2017

rifiuti Aprilia Rida Ambiente al Tar, tempi troppo lunghi

Latina editoriale oggi 23 settembre 2017

Sabaudia parco nazionale del Circeo, sì alla zona protetta in mare

Latina editoriale oggi 23 settembre 2017

Pontinia recupero dei tributi si va in Cassazione

Latina editoriale oggi 23 settembre 2017

Pontinia Migliara 48 studenti a Quartaccio, conclusi i primi lavori

Latina editoriale oggi 23 settembre 2017

Sabaudia rifiuti nascosti tra la vegetazione, caccia ai responsabili

Latina editoriale oggi 23 settembre 2017

Minturno fiume Garigliano arrivano le soluzioni

 Latina editoriale oggi 23 settembre 2017

Glifosato, verdetto il 5 ottobre: sarà una battaglia all'ultimo voto Continua il pressing incrociato sulla proroga decennale per l’uso dell’erbicida più diffuso al mondo. Lo scontro è diventato più acceso dopo la pubblicazione su Le Monde dei Monsanto papers, da cui emergono i particolari del pressing contro lo Iarc. L’Efsa inoltre avrebbe copiato cento pagine del suo rapporto dai dossier della multinazionale

di Antonio Cianciullo
L'Europa rinvia ancora. Un parere tecnico sull'uso del glifosato, l'erbicida più diffuso al mondo, doveva essere espresso ieri a Bruxelles, ma tutto è stato rinviato al 5 ottobre, quando il giudizio si sposterà in sede politica. La battaglia dunque continua tra colpi bassi, rapporti istituzionali copiati dai dossier delle multinazionali, scontri tra istituti di ricerca.

Finora solo la Francia e la Svezia si sono pronunciate ufficialmente per il no alla proroga di 10 anni, ma chi segue le trattative assicura che sarà un verdetto al fotofinish. Per il voto sulla nuova autorizzazione (la precedente è scaduta ed è stata prorogata due volte) serve una maggioranza qualificata e non è detto che sarà raggiunta. Per bloccare l'uso del pesticida si dovrebbero schierare i Paesi del Nord e il mondo latino. A favore i Paesi dell'Est e, a sorpresa, potrebbe cambiare bandiera la Germania: a lungo alfiere della prudenza, dopo l'acquisto della Monsanto (l'azienda che ha brevettato la molecola sotto accusa) da parte del gruppo tedesco Bayer potrebbe votare per il sì.

La battaglia inizia nel marzo 2015 quando lo Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa parte dell'Organizzazione mondiale di sanità, conclude un lungo studio stabilendo che il glifosato è cancerogeno per gli animali, mentre per gli esseri umani è da considerarsi probabile cancerogeno e distruttore endocrino (una sostanza che modifica gli equilibri ormonali). La reazione della Monsanto è durissima: definisce "scienza spazzatura" il giudizio dello Iarc.

A novembre 2015 entra in campo l'Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare), che definisce il legame fra glifosato e cancro "improbabile". Parere ribadito dall'Echa, l'Agenzia europea per le sostanze chimiche, che comunque sottolinea il rischio che il glifosato causi seri danni agli occhi e sia tossico per flora e fauna negli ambienti acquatici. Dunque una situazione incerta, diventata ancora più complessa dopo  la pubblicazione da parte del quotidiano Le Monde dei Monsanto papers, un enorme volume di carte che l'azienda ha dovuto rendere pubbliche per l'azione della magistratura statunitense chiamata in causa per i danni sanitari che sarebbero stati prodotti dal glifosato: da questa documentazione emerge il pressing dell'azienda contro lo Iarc. Inoltre, secondo quanto è stato recentemente pubblicato e non smentito su la Stampa, confrontando la richiesta di rinnovo dell'autorizzazione che Monsanto aveva presentato nel maggio 2012 e la relazione dell'Efsa si nota che un centinaio di pagine delle relazioni Monsanto sono state copiate nella relazione dell'agenzia europea (fonti vicine all'Efsa ribattono che si tratta invece di documenti scientifici pubblici).

"Al di là di questo grave episodio, c'è una questione sostanziale, di merito", commenta Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione #StopGlifosato che raccoglie 45 associazioni. "Lo Iarc ha fatto le sue valutazioni prendendo in esame tutti i lavori pubblicati su riviste scientifiche internazionali, cioè sottoposti a un meccanismo di controllo collaudato e qualificato. Efsa e Echa hanno invece incluso nel pacchetto dei lavori presi in considerazione anche le ricerche promosse dalle aziende produttrici. Con queste premesse non c'è da stupirsi che i risultati a cui è arrivato lo Iarc siano diversi da quelli dell'Efsa e dell'Echa".

Opposto il parere di Lorenzo Faregna, direttore di Agrofarma: "Il nostro comparto è tra i più controllati al mondo. Lo Iarc si è espresso sull'uso del glifosato in determinate condizioni, diverse dalle specifiche molto precise sull'utilizzo del prodotto, ben indicate in etichetta. Dopo quel giudizio noi abbiamo chiesto un parere alle due agenzie europee che sono qualificate a darlo. E in entrambi i casi è stato un parere favorevole al glifosato. Se il giudizio dell'Efsa e dell'Echa conta solo quando è contrario al prodotto non andiamo da nessuna parte. Manca la certezza del diritto senza la quale le industrie non possono investire in innovazione e ricerca".

Anche il mondo agricolo è in parte favorevole all'uso del glifosato. Si sono espressi a favore i vertici di Cia e Confagricoltura, mentre la Coldiretti ha chiesto che, in caso di divieto, il bando si allarghi all'import di prodotti ottenuti con l'uso di questo erbicida. "Noi invece siamo contrari perché riteniamo che esistano alternative agronomiche valide che valorizzano il prodotto ed evitano i rischi", ribatte Renata Lovati, presidente di Donne in campo Lombardia, l'associazione delle donne della Confederazione italiana agricoltori.
"Io mi chiedo se, dopo aver visto le analisi Ispra sull'inquinamento delle acque con la consistente presenza del glifosato, si possa pensare di fare un'agricoltura competitiva e di qualità accettando questi livelli di erbicidi nella terra che nutre il nostro cibo".http://www.repubblica.it/ambiente/2017/09/23/news/glifosato_verdetto_il_5_ottobre_sara_una_battaglia_all_ultimo_voto-176287980/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P19-S1.6-T1

continuano le persone di esperienza ad occuparsi di rifiuti a Latina, Demetrio De Stefano presidente del cda dell'azienda speciale Abc che gestirà i rifiuti. Speriamo sia un'esperienza migliore dell'Ama Senegal finita con un'inchiesta della Corte dei Conti chiusa, tanto per cambiare, con la prescrizione...

Il comune di Latina e il sindaco Coletta non potevano scegliere meglio il presidente di Abc, Demetrio de Stefano. Visti i precedenti, riportati sotto di De Stefano, è un vero peccato che non abbiano avanzato la propria candidatura nel cda di Abc Manlio Cerroni e Bruno Landi. Se l'esperienza nel settore, secondo il sindaco, sono stati determinanti nella scelta del componente del cda chi meglio di Cerroni e Landi? D'altronde a Latina nel settore dei rifiuti c'è già stata "l'esperienza" dei Casalesi, quella dei rifiuti tossici e nocivi, le inchieste originate dalle testimonianze di Carmine Schiavone, il caso di don Cesare, i fallimenti Ecomont, il sequestro di Indeco, il sequestro e poi la confisca degli immobili che costituiscono anche il nuovo e distinto invaso di Ecoambiente, il processo per inquinamento delle falde dentro Ecoambiente, il sopralluogo della commissione contro le ecomafie, la petizione alla commissione europea e poi la procedura di infrazione nella discarica di Borgo Montello. Un anno fa, in un incontro pubblico con i residenti in via Monfalcone, il sindaco Coletta e l'assessore Lessio avevano promesso di intervenire per la tutela dei cittadini. In chiusura dell'incontro il sindaco Coletta era stato profetico: "e se tra un anno non avremmo fatto nulla, per la tutela della salute e dei cittadini,  ci stringeremo la mano"... E' vero questa amministrazione non ha fatto nulla, nemmeno partecipato alla conferenza dei servizi sul biogas. Nessun atto, nonostante le comunicazioni e la documentazione prodotta dai cittadini. Un anno sarà il 30, sabato, e vista l'inerzia di Sindaco e Assessore ho qualche dubbio che i cittadini questa mano la vogliano stringere. .. E' così che si scrive un nuovo libro "I cittadini avevano bisogno di riscattarsi, il popolo se si riunisce riesce a fare grandi cose. È il bisogno di riappropriarsi della libertà e di una nuova fase della politica, in cui il cittadino torni ad avere la dignità che merita. Questa è la vittoria del popolo – conclude Coletta – abbiamo cambiato libro"http://www.latinaquotidiano.it/damiano-coletta-nuovo-sindaco-di-latina-prime-dichiarazioni-e-il-riscatto-della-citta/


La Corte dei Conti, aperta un’indagine, stimò un danno erariale di 15,7 milioni di euro. A giudizio finirono Moretti, l’ing. Giancarlo D’Ignazio, ancora dirigente di Ama, l’ing. Giovanni Fiscon, attuale direttore generale della società, Domenico Tudini, all’epoca AD di Ama, e Demetrio De Stefano, al timone della ASP di Ciampino. A dicembre, però, la Cassazione ha sostenuto che non è competente sulla vicenda la Corte dei Conti e ieri i giudici ne hanno dovuto prendere atto. I cinque manager non risarciranno niente. Prescritta intanto l’eventuale azione di responsabilità che poteva avviare la spa del Campidoglio.http://www.lanotiziagiornale.it/lavventura-dellama-in-senegalcosta-16-milioni-a-roma-soldi-buttatiil-campidoglio-non-potra-recuperare-un-centesimo/
Il presidente di Abc scelto da Coletta Un colpo di spugna che cancella la lunga istruttoria curata dal procuratore regionale, Raffaele De Dominicis. I pm avevano citato in giudizio l'ex presidente di Ama Senegal e direttore generale di Ama International Alvaro Moretti, l'ingegnere Giancarlo D'Ignazio, l'attuale direttore generale di Ama Giovanni Fiscon, l'ex amministratore delegato Domenico Tudini e Demetrio De Stefano, al tempo vertice dell'Asp di Ciampino. Tutti salvi: durante la disavventura senegalese Ama spa aveva non era ancora una società "in house" e aveva natura privata. Mani legate, quindi, per la sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Lazio e procedimento estinto. Impossibile anche un'azione di responsabilità civile: il termine della prescrizione è già scaduto.http://ricerca.repubblica.it/.../il-crac-da-16-milioni...
EPIDEMIE di colera e operatori ecologici immersi nella spazzatura fino alle ginocchia. Queste le diapositive rimaste negli album di Ama e Comune al termine della catastrofica avventura in Senegal della municipalizzata dell'ambiente. Istantanee di un disastro da 16 milioni di euro per cui nes...

Col successivo chiarimento, comunque, la posizione è stata archiviata a differenza di quanto avvenuto per gli altri soggetti coinvolti, chiamati a risarcire il danno erariale certificato in 16 milioni di euro tra ricapitalizzazione della municipalizzata e investimenti fallimentari: Alvaro Moretti (presidente di Ama Senegal e direttore generale di Ama International), Giovanni Fiscon (ex direttore generale di Ama arrestato nel quadro dell’inchiesta Mafia Capitale), Domenico Tudini, all’epoca ad di Ama e Demetrio De Stefano, al timone della Asp di Ciampino. Alla fine, in realtà, neanche loro pagheranno un euro, avendo le sezioni unite civili della Corte di Cassazione 

Piano del Parco, a Sabaudia voto unanime per le osservazioni. Quella nautica che non ti aspetti

di Rita Cammarone
Approvate ieri sera all’unanimità del Consiglio comunale di Sabaudia tutte le 17 proposte di osservazioni alla Vas relativa al Piano del Parco nazionale del Circeo adottato dalla Regione il 25 luglio 2017. “E’ un grande risultato per Sabaudia – ha commentato a caldo dell’amministrazione -: il voto unanime, frutto di un processo di partecipazione e condivisione, è il massimo risultato possibile a tutela del territorio. Una compattezza mai vista prima, dobbiamo essere tutti orgogliosi”.
Sabaudia, attraverso il Consiglio comunale, ha posto al primo piano la tutela delle dune mettendo a fuoco con incisività soluzioni maggiormente contenitive al fenomeno dell’erosione, cercando spazi per migliori garanzie di accesso al mare soprattutto in favore dei portatori di handicap, e auspicando un allineamento della programmata revisione dei piani di utilizzazione degli arenili previsti dalla Vas con i processi in itinere. Sabaudia spera nell’accoglimento delle osservazioni approvate pensate e ragionate per le diverse aree del territorio e di sviluppo economico.
Restando in ambito costiero e di accesso al demanio marittimo, le osservazioni approvate all’unanimità dell’assise civica affrontano anche il tema della nautica e dei parcheggi.
“Tra gli obiettivi di sviluppo economico indicati nel Piano per il Parco – si legge nel corpo della delibera a spiegazione dell’osservazione numero 4 ‘Sviluppo nautica da diporto’ -, è quello di realizzare punti di ormeggio attraverso l’installazione di pontili anche amovibili, Una darsena è prevista a monte del Diversivo Nocchia, affluente di Rio Martino. Ciò consentirebbe di incrementare l’attività turistica, tenuto conto che il territorio di Sabaudia comprende ambiti di indiscussa valenza ambientale, storica ed archeologica…”. Ok, ma non basta. Si può fare di più per il Consiglio comunale di Sabaudia che ha proposto non una darsena, come si legge nella Relazione ambientale del Piano, ma due. Si cerca il raddoppio, a compensazione della cassate previsioni del Piano regolatore generale approvato nel 1972 con l’introduzione del Piano territoriale paesaggistico.
“L’ipotesi di una darsena, da realizzare nelle vicinanze di Rio Martino, con annesso polo nautico, è un’indicazione molto rilevante anche per la valorizzazione turistica del territorio nord orientale di Sabaudia – si legge nella deliberazione -. Il Prg adottato nel 1972 prevedeva la realizzazione di un approdo turistico nel lago dei Monaci, e di una ‘Zona Portuale’ (magazzini, opifici, laboratori, depositi, piccoli cantieri) sul lato orientale del bacino”. Tali previsioni, insieme ad altre, sono venute meno, si spiega. Ecco dunque l’occasione di riscatto. Il Consiglio comunale ha proposto la modifica di previsione da una a due darsene alla sinistra di Rio Martino, a monte del Diversivo Nocchia. Una follia? “Va ricordato in proposito – si legge nella delibera – che nello ‘studio per il Piano di Gestione del Parco’ (lo stesso che prevedeva la chiusura della Migliara 53, ndr), elaborato dalla Società Acquater di Roma nel 1988, erano previsti bacini lacustri, in alcune zone di retroduna (da realizzare mediante escavazioni sotto falda idrica) per l’insediamento di avifauna ‘dolcicola’. Tutto ciò può inoltre favorire lo sviluppo del ‘pescaturismo’”. Vedremo, nell’immediato futuro, se questa osservazione alla Vas potrà essere recepita.
Stesso discorso vale per il tema parcheggi che viene affrontato nell’osservazione numero 5: “Localizzazione parcheggi di scambio per l’accessibilità al litorale”. La proposta/osservazione è “di aggiungere altri parcheggi di scambio a quelli previsti nel Piano in prossimità dell’incrocio della Migliara 49 e nel tratto intermedio fra la stessa Migliara e Bella Farnia, localizzando gli stessi in aree più interne e/o vicino a lottizzazioni o nuclei edificati, anche esternamente al perimetro del Parco, nonché nell’area dell’ex Poligono Militare, rimandando comunque tale previsione ad un piano unitario di accessibilità al litorale e di mobilità sostenibile, anche con piste pedo-ciclabili, da concordare con gli Enti Locali interessati”. “Le aree di sosta, realizzate utilizzando le tecniche dell’ingegneria naturalistica – si legge nella delibera di Consiglio -, potranno essere dotate di strutture logistiche e di servizi a carattere stagionale e di facile rimozione”.
Qualunque sia il destino delle osservazioni proposte, va riconosciuta al Comune di Sabaudia (certamente il più interessato dal Piano del Parco) la volontà e l’impegno di non lasciare nulla di intentato per migliorare le opportunità di sviluppo del territorio. L’amministrazione comunale in carica poteva starsene in disparte e attendere che fossero i cittadini a presentare le eccezioni in base ai loro singoli interessi. Cosa che avverrà comunque. L’impronta che si è voluta dare invece, con il metodo della partecipazione e condivisione che inizialmente ha creato malintesi e problemi organizzativi, è a carattere generale, tenendo conto l’interesse della comunità. Perché come ha detto il mese scorso il sindaco Giada Gervasi “il Piano non è solo del Parco, il Piano è anche del Comune di Sabaudia”.
Una precisazione volta a superare forse quella forbice istituzionale che ha storicamente separato via Carlo Alberto dalla Piazza del Comune o viceversa. Un tentativo di “congiuntura” sottile… però. Nel corpo della deliberazione approvata ieri dal Consiglio comunale, nelle motivazioni che precedono i testi delle singole osservazioni, qualche passaggio è stato scritto con il tono del rimbrotto all’ente del Circeo, riacutizzando vecchi scontri sulle procedure seguite nella redazione del Piano del Parco. Forse si poteva evitare, o forse no. Qualcuno probabilmente ha ritenuto che il consenso della comunità, rafforzato dalla condivisione dell’opposizione, lo si sarebbe potuto trovare più facilmente mantenendo il distinguo di sempre. https://www.latinacorriere.it/2017/09/23/piano-del-parco-sabaudia-voto-unanime-le-osservazioni-quella-nautica-non-ti-aspetti/

Venezia, due giorni di ribellione contro le grandi navi: barche e barchini occuperanno il bacino di San Marco

Dopo il referendum di giugno, con 18mila voti contro l'ingresso dei bestioni del mare nella Laguna di Venezia, il Comitato No Grandi Navi ha chiamato a raccolta ambientalisti, movimenti di protesta, cittadini che vogliono la difesa del territorio. Per due giorni la città ospita una kermesse di protesta, che simbolicamente cercherà di fermare le navi da crociera
Dopo il referendum di giugno, con 18mila voti contro l’ingresso dei bestioni del mare nella Laguna di Venezia, il Comitato No Grandi Navi ha chiamato a raccolta ambientalisti, movimenti di protesta, cittadini che vogliono la difesa del territorio. Per due giorni la città ospita una kermesse di protesta, che simbolicamente cercherà di fermare le navi da crociera.
Nella giornata di sabato 23 settembre, è prevista l’assemblea plenaria alle 15 ai Magazzini del Sale, a Dorsoduro. In serata cena sociale in fondamenta. Domenica 24 il clou alle 15 con “Action Day!”. Si tratta di una manifestazione in acqua e sulle rive all’insegna dello slogan: “Blocchiamo le grandi navi! Giustizia ambientale per tutti i territori d’Europa!”. Gli attivisti a bordo di barche, barchini, canoe e natanti di tutti i tipi, occuperanno le acque antistanti il Bacino di San Marco con l’intenzione di bloccare qualcuna delle dieci grandi navi che hanno attraccato o devono attraccare a Venezia per il week end.
I Comitati lanciano da Venezia un appello che travalica i confini italiani e ribadiscono che i danni causati dalle navi all’ecosistema sono gravissimi. Non solo per la flora e la fauna ittica, ma anche per l’aria. I fumi e gli scarichi diesel dei motori delle navi da crociera sono, infatti, causa di forte inquinamento in una città che, a causa della mancanza di auto, dovrebbe invece esserne esente. “Il traffico crocieristico – spiegano – a Venezia è andato crescendo in maniera esponenziale, così come le dimensioni delle navi impiegate. Queste, per attraccare in Marittima – ossia in città – entrando ed uscendo dalla bocca di porto del Lido passano per ben due volte nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, il cuore storico di Venezia a 150 metri dal Palazzo Ducale”. Sono lunghe più di 300 metri, larghe 50 e alte 60 metri. di larghezza, 60 d’altezza.
“C’è pericolo per la salute pubblica. – aggiungono – Il traffico croceristico è a Venezia la maggior fonte di inquinamento atmosferico (dati Arpav), il tenore di zolfo del carburanteusato in navigazione, ad esempio, è dell’ 1,5% (quello del diesel delle nostre auto è 1500 volte inferiore) durante la navigazione e, solo da poco, dello 0,1% all’ormeggio. Il Parlamento Europeo, valutando che almeno 50mila persone all’anno muoiono in Europa per l’inquinamento delle navi, ha votato una direttiva che imporrà dal 2020 a tutte le navi il limite dello 0,5%, mentre nel Mar Baltico e nel Mare del Nord tale limite è già oggi dello 0,1%”.
È stato anche preparato un manifesto a difesa di Venezia e di tutti i territori. “Venezia è città simbolo dell’equilibrio tra uomo e natura. Questo fragile equilibrio è seriamente minacciato dalla macchina del turismo di massa e dalle grandi navi, simboli galleggianti dell’arroganza delle multinazionali e della corruzione di una classe politica piegata alla difesa dei profitti privati a scapito del bene comune”. E ancora: “Venezia è viva, contrariamente a ciò che vorrebbero le compagnie crocieristiche, il ministro dei trasporti Del Rio, l’autorità portuale e il sindaco Brugnaro. Da molti anni la città combatte contro il passaggio nella Laguna di questi mostri e contro l’ipotesi di scavo in questa di nuovi canali (immaginate la costruzione di un’autostrada in una riserva naturale)”.
E infine anche la critica tecnica: “Il caos istituzionale è totale! In questi ultimi anni sono stati presentati diversi progetti che il Comitato ha contrastato in tutti i modi e che sono stati bocciati dalla commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale). Nonostante questo il ministro dei Trasporti, l’autorità portuale e il sindaco insistono nella presentazione di due progetti, ipotesi assurde e devastanti volte a mantenere le grandi navi da crociera dentro la Laguna: il progetto del Canale Vittorio Emanuele che prevede di scavare fino a raddoppiare larghezza e profondità di un vecchio canale del 1925 – abbandonato da più di 30 anni- per far arrivare le navi da crociera all’interno della città, ed il progetto di nuovi approdi per le grandi navi da crociera nell’area industriale diPorto Marghera”. Ma realizzare questi progetti, “comporterebbe lo scavo di oltre sei milioni di metri cubi di fanghi inquinati ed inquinanti, il rischio di incidenti chimici con il passaggio delle navi da crociera in zone (l’area industriale di Porto Marghera) sottoposte ai piani di Protezione Civile e alle Direttive Seveso”.
Almeno una sessantina di movimenti, italiani ed europei, hanno aderito al manifesto che conclude: “Non mancano certo le opere inutili e dannose, ma non mancano nemmeno meravigliosi esempi di resistenza: ci si batte contro linee ferroviarie ad alta velocità, la costruzione di aeroporti, le trivellazioni e le industrie del petrolio, contro l’inquinamento del suolo, dell’aria, dell’acqua, contro la cementificazione del territorio, l’uso speculativo di terremoti e altre catastrofi, l’estrazione del carbone e l’industria mineraria e molto altro ancora”. In conclusione, “ci si batte anche per un modello di sviluppo che tenga conto della giustizia climatica e per un’idea diversa di società, basata sul rispetto della volontà di chi abita i territori e non sul soddisfacimento degli appetiti di chi li vuole sfruttare a costo di distruggerli per profitto o calcolo politico”.di  | 23 settembre 2017 http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/23/venezia-due-giorni-di-ribellione-contro-le-grandi-navi-barche-e-barchini-occuperanno-il-bacino-di-san-marco/3873022/

Latina e i rifiuti, per il cda di Abc il sindaco punta sull'esperienza è stato un vero peccato non abbiano fatto la domanda Landi e Cerroni che hanno sicuramente maggiore esperienza

«Non è stata una scelta facile – afferma il Sindaco Damiano Coletta – visto l'alto livello dei profili professionali in corsa. Abbiamo deciso di puntare sull'esperienza, sia da un punto di vista tecnico sia sul piano economico-finanziario trattandosi di un progetto molto delicato, innovativo, dalle molteplici sfaccettature. Ho provveduto ad inviare una lettera a tutti i partecipanti all'avviso pubblico ringraziandoli per la disponibilità mostrata e ribadendo loro l'intenzione di tenerli in considerazione per eventuali incarichi futuri, soprattutto i più giovani». http://www.latinaoggi.eu/news/politica/56680/abc_-nominato-il-consiglio-di-amministrazionea-cupellaro_-faiola-e-de-stefano

Traffico rifiuti Lazio, 7 arresti: in manette Bruno Landi


Inchiesta sui rifiuti, sette gli arrestati: tra loro anche Bruno Landi
Ai domiciliari, insieme ad altri 6 tra cui il pontino Raniero De Filippis, l'amministratore delegato di Ecoambiente e Latina Ambiente. Per tutti l'accusa è associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti
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Rifiuti Roma, 7 arresti: c’è il patron di Malagrotta Cerroni. Indagato Marrazzo L'accusa: associazione a delinquere. Il patron della discarica contestata era definito "il Supremo". Misure cautelari anche nei confronti dell'ex presidente della Regione Landi e del funzionario da 10 incarichi Fegatelli. All'ex governatore contestato l'ok al termovalorizzatore http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/09/rifiuti-7-arresti-a-roma-anche-il-patron-malagrotta-manlio-cerroni/836318/di Albano

Demetrio De Stefano scelto dal sindaco di Latina nel cda di Abc la società azienda speciale che dovrà gestire i rifiuti, senz'altro un esperto del settore

Salvo il capro espiatorio di Ama Senegal

Oltre 16 milioni buttati. La Corte dei 

conti «assolve» 

l’unico «responsabile»

http://www.iltempo.it/roma-capitale/2015/03/22/news/salvo-il-capro-espiatorio-di-ama-senegal-971339/
Unico licenziato da Ama, unico «assolto» dalla Corte dei Conti,
che ha archiviato la posizione dell’ex dipendente Fabio Fumelli
escludendo quindi ogni responsabilità per i fatti di Ama-Senegal,
un’avventura-fallimento costata a Roma più di 16 milioni di euro
e a Dakar un’emergenza rifiuti senza precedenti degenerata in
un’epidemia di colera. L’ex dirigente, oggi come allora, la
descriverebbe così: «Ama-Senegal sotto la giunta Veltroni ha
solamente prodotto un danno erariale che dovranno pagare i
cittadini, 23mila casi di colera accertati e un centinaio di morti,
1.600 lavoratori senegalesi licenziati in tronco, più 1». Lui, appunto,
prima ridimensionato e poi fatto fuori definitivamente dall’azienda
«perché già dall’Africa ho cominciato a denunciare tutto, per
esempio il fatto che i nuovi compattatori appena acquistati
erano in realtà vecchi e senza motore!».
Una storia che puzza dalla testa, quella di Ama-Senegal, cominciata
 nel 2001 quando il consiglio comunale guidato da Veltroni autorizza 
la commessa per il servizio di raccolta e smaltimento di rifiuti urbani 
a Dakar proposta alla municipalizzata da una società svizzera 
nonostante le forti obiezioni «sulla convenienza dell’affare - annota 
la Corte dei Conti - in ragione delle clausole contrattuali e delle difficoltà
 legate al contesto in un paese ad alto rischio». L’epilogo nel 2006 lo 
scrive l’allora presidente della Repubblica senegalese, annunciando 
«la rescissione del contratto con Ama» a causa degli evidenti problemi
 gestionali che, già da tempo ormai, avevano ridotto la Regione ad una 
cloaca. Una figuraccia che nasconde anche numeri drammatici: «Il
 mix acqua-rifiuti - scriveva all’azienda Fumelli - sta provocando 
epidemie di malaria e colera, cause di mortalità tra la popolazione 
locale. L’acquisto di mezzi sprovvisti di forche alza-cassonetti e la 
mancata realizzazione di un’autorimessa con officina per riparare 
quei pochi rimasti ha fatto sì che ogni giorno restino in strada fino 
a tremila tonnellate di rifiuti, mentre il servizio di raccolta e 
spazzamento versa in condizioni al limite delle più elementari norme
 igienico-sanitarie, aggravato dalle eccezionali piogge che hanno investito 
il Paese». Rimosso dal ruolo di direttore tecnico, Fumelli viene incaricato
 di seguire i lavori di realizzazione della discarica, ma in quei giorni il 
caso Senegal finisce sui giornali: «Il 16 gennaio 2006 i tg italiani
mandano in onda le immagini dello scandalo in seguito al sopralluogo
 di alcuni parlamentari e il 17, un giorno dopo, mi arriva la lettera di 
risoluzione del rapporto di lavoro». Anche Fumelli, in un primo tempo, 
viene invitato a dedurre dalla Procura regionale della Corte dei Conti, 
che ipotizzava «l’omesso controllo sull’andamento della commessa». 
Col successivo chiarimento, comunque, la posizione è stata archiviata
 a differenza di quanto avvenuto per gli altri soggetti coinvolti, chiamati 
a risarcire il danno erariale certificato in 16 milioni di euro tra 
ricapitalizzazione della municipalizzata e investimenti fallimentari: 
Alvaro Moretti (presidente di Ama Senegal e direttore generale di Ama
 International), Giovanni Fiscon (ex direttore generale di Ama arrestato 
nel quadro dell’inchiesta Mafia Capitale), Domenico Tudini, all’epoca 
ad di Ama e Demetrio De Stefano, al timone 
della Asp di Ciampino. Alla fine, in realtà, neanche 
loro pagheranno un euro, avendo le sezioni unite civili della Corte di
 Cassazione negato - a dicembre - la giurisdizione alla Corte dei conti 
in accoglimento di uno dei ricorsi presentati dagli ex amministratori.
 La giunta Marino, poche settimane fa, ha comunque deciso di non 
lasciare perdere deliberando «di rivolgerci al giudice ordinario per 
chiedere che gli allora amministratori risarciscano i presunti danni». 
Chi ha già pagato, invece, si è messo l’anima in pace: «Dopo aver 
promosso un’azione legale davanti al giudice del lavoro - conclude 
Fumelli - sono fuori definitivamente da Ama».