domenica 31 gennaio 2016

Francia, il nucleare fa paura Parlano Stéphane Lhomme, direttore dell’Observatoire du nucléaire, e Roland Desbordes, presidente del CRIIRAD

Parigi – Il nucleare francese è messo molto male ed è un pericolo per tutti i Paesi frontalieri. I rischi sono molti di più di quelli che pensiamo. Dai pericoli diretti con incidenti che possono essere uguali a quelli di Chernobyl o Fukushima, i gestori di centrali hanno anche idee ben precise su come sgomberare i rifiuti radioattivi. Come introdurli in materiali da costruzione o nei beni di consumo o semplicemente rilasciando plutonio nel fiume Loire.

Il 26 gennaio 2016, una galleria in un sotterraneo di immagazzinamento di rifiuti è crollata, uccidendo un lavoratore. Ed è stato detto che questo luogo sarebbe stato stabile per centinaia di migliaia di anni. Nel dicembre 1999, durante una tempesta, la centrale nucleare di Blayais vicino a Bordeaux si è allagata a tal punto che si è sfiorato il disastro. Uno scenario simile a Fukushima, ma con 12 anni di anticipo. 

Due esperti indipendenti del nucleare, Stéphane Lhomme, direttore dell’Observatoire du nucléaire, e Roland Desbordes, presidente del CRIIRAD, espongono i problemi gravi ed urgenti che hanno notato. 

La legge è pericolosa 

Con 58 reattori e 1.100 siti che contengono scorie nucleari, la Francia detiene il record del Paese più dotato di nucleare nel mondo rispetto alla popolazione. Questo rappresenta un vero pericolo per le persone e per l’ambiente. Per Stéphane Lhomme dell’Observatoire du nucléaire “un reattore nucleare è sempre pericoloso, ma lo è ancor di più quando è vecchio e la maggior parte dei reattori francesi hanno superato i 30 anni di attività”. Inoltre EDF non può più permettersi di mantenerli in modo corretto. Un incidente nucleare è purtroppo sempre più plausibile. “In più ci sono da aggiungere l’uranio, il nucleare militare e l’industria chimica che si occupa dei materiali naturali radioattivi (terre rare, fertilizzanti, monazite, ecc)”, spiega Roland Desbordes del CRIIRAD.

Il governo francese ha deciso, a partire dal 30 dicembre 2015, di non rispettare più le norme di sicurezza del 2005 per i serbatoi dei reattori nucleari. “Riguarda i serbatoi, ma anche molti altri problemi di sicurezza come gli involucri di sicurezza. Come nel caso di Bugey dove il quinto reattore è stato fermato da quasi un anno e che l’ASN (Autorité de sûreté nucléaire) non vuole riavviare. In pratica: siccome il governo pro nucleare, azionista di maggioranza del settore, ritiene che l’ASN è l’unica ad aver merito nella questione ma anche la pesante responsabilità di dare le autorizzazioni e in questi casi spinosi non vuole essere responsabile e quindi colpevole di un incidente” precisa Desbordes. “La cosa più grave è che si decide di ignorare il consiglio dell’ASN anche assumendosi la responsabilità di un incidente (ma non d’indossare la colpa)” continua l’esperto. 

Il nuovo reattore nucleare francese, l’EPR, anche se non così nuovo siccome è stato progettato nei primi anni dell’90, è così complesso che anche i suoi inventori non riescono a finire di costruirloL’EPR doveva essere costruito in quattro anni e mezzo e costare 3 miliardi, ma siamo già a 12 anni passati e 10 miliardi spesi, e non è ancora finito” rivela Stéphane Lhomme. “Peggio, Areva ha prodotto male il contenitore del reattore di Flamanville con aree di debolezza che dovrebbero portare al divieto di questo serbatoioMa è già installato, si potrebbe distruggere parte del reattore, facendo un altro serbatoio, ma richiederebbe ancora molti anni. Inoltrele autorità francesi stanno preparando l’opinione pubblica per la convalida di questo serbatoioIl decreto pubblicato il 3 gennaio 2016 ha aperto la possibilità per l’autorità alla sicurezza di convalidare questo serbatoio anche se è inagibileSembra che queste persone facciano di tutto perché accada un disastro nucleare” allarma l’esperto dell’Observatoire du nucléaire. 
Il decreto in cui l’articolo 9 autorizza deroghe sotto la sola responsabilità dell’ASN sembra inoltre liberare di qualsiasi responsabilità l’operatore, come l’agenzia in carica del controllo dovuto alla consegna di questa deroga. Ed è proprio questo che permette a delle centrali elettriche che dovrebbe essere chiuse di mantenere la loro attività. In ogni caso, EDF e Areva sono aziende statali, in modo che quando questo dramma succederà, saranno sempre i cittadini francesi ad essere le vittime, sia al livello della salute che in termini finanziari. Come sempre in questo tipo di casi, i procedimenti giudiziari dureranno per decenni e non ci sarà nessun colpevole”… spiega Lhomme. “Questo decreto era probabilmente per l’EPR, ma potrebbe anche essere utilizzato per estendere efficacemente la vita dei reattori obsoleti”.

Il 20 gennaio, durante i suoi auguri alla stampa, nell’introduzione alle sue osservazioni, il Presidente dell’Autorità per la sicurezza nucleare (ASN) ha detto che «il contesto in materia di sicurezza nucleare e di radioprotezione è preoccupante». L’allungamento della durata dello sfruttamento delle centrali nucleari è un problema urgente perché “i leader dell’Autorità per la sicurezza nucleare sono di fronte a un dilemma sempre più difficile da assumere: avvertono dei rischi sempre più preoccupanti … senza mai prendere qualsiasi decisione che potrebbe danneggiare gli interessi finanziari di EDF. La decisione sul serbatoio dell’EPR sarà probabilmente la più edificante: gli ispettori di sicurezza oseranno assumersi le loro responsabilità?”. Stéphane Lhomme tema di no.

“Tutti i siti nucleari sono pericolosi, il rischio è ovunque e più alto che mai”. Dal momento che le norme di sicurezza raccomandate, che sono comunque anteriore ai stress test del 2005 non sono rispettate, il rischio di un incidente nucleare in Francia è reale. L’ASN punta sui “lavori molto importanti non ancora iniziati, la grande carneficina per le estensioni dello sfruttamento e l’estensione delle ECS (valutazione complementare di sicurezza che al contrario dei stress tests europei che non comprendono gli attacchi terroristici – l’ASN sostiene che la Francia era al sicuro da atti terroristici … .era nel 2012 ed è vero!),  sono stimate a 55 miliardi … ma che i gestori hanno negoziato, con successo, di fare entro 5 anni a partire dal 2015. Intanto incrociamo le dita o facciamo bruciare ceri!”  dice il presidente della CRIIRAD.

“Il disastro è stato sfiorato più volte in Francia” avverte Stéphane Lhomme dell’Observatoire du nucléaire. “Ci sono stati due incidenti di livello 4 sulla scala INES con fusione parziale di cuori dei reattori alla centrale di Saint-Laurent-les-Eaux, nel 1969 e nel 1980. [b]E ‘stato recentemente rivelato da un’inchiesta giornalistica che EDF aveva deliberatamente rilasciato plutonio nella Loira, generato dalla fusione del 1980: si tratta di un vero e proprio crimine contro il quale abbiamo sporto una denuncia[/b], ma temiamo che ci sia prescrizione. Nel dicembre 1999, durante una tempesta, la centrale nucleare di Blayais vicino a Bordeaux, è stata allagata a tal punto che abbiamo sfiorato il disastro. Abbiamo sfiorato Fukushima, solo con 12 anni in anticipo! Probabilmente ci sono state altre situazioni molto gravi che non sono mai state dette al grande pubblico” deplora l’attivista anti-nucleare.

La società EDF non è più un servizio pubblico, ma a partire dal 2005 è diventata una società commerciale il cui unico obiettivo è la redditività. Ma la sua situazione è così drammatica che la sua quotazione in Borsa di Parigi è passata da 87 a 11 euro! Infatti, quando dovremmo spendere più soldi per mantenere i vecchi reattori nucleari invece ci sono tagli di bilancio. I lavoratori sono subappaltatori non ben addestrati, tutto è a posto per il loro grande “fuoco d’artificio” continua Lhomme.

Areva deve ricorrere a capitali cinesi, che cozza abbastanza male con l’indipendenza nazionale. “Areva va male, ma non è da oggi! Questo è stato nascosto per un lungo tempo, l’indipendenza nazionale è solo un argomento che è stato sollevato da tempo per giustificare la scelta del nucleare,non abbiamo petrolio ma abbiamo l’uranio e le competenze … siamo i campioni del mondo dell’atomo” spiega Desbordes. “La difficoltà è che civili e militari sono strettamente legati in Areva, costringendo lo Stato a non mettere le mani nelle tasche (del contribuente). Lasciare a pezzi Areva per non permettere ai cinesi di trovarsi nel segreto della nostra attività militare, ma permettendogli di accedere al solo nucleare civile è un esercizio pericoloso” spiega l’esperto.

Areva fa ancora meglio di EDF sul mercato azionario: il rating è passato da 82 euro a 3 euro. Vale praticamente nulla! Il governo francese spera nei capitali cinesi per salvare il nucleare francese, ma i cinesi non sono simpatici amici che aprono il loro libretto degli assegni per salvarvi. Hanno anche interessi alla rovina di Areva, per esempio per recuperare miniere di uranio in Africa” espone Lhomme.
I rifiuti

In realtà solo pochi rifiuti (quelli di breve durata) hanno un percorso di smaltimento, tutti gli altri sono in attesa di una soluzione o ignorati … Aspettando un ‘miracolo’ si trovano sui siti, in deposito, spesso in pessime condizioni o addirittura nella natura. Il desiderio dei gestori, come altrove in altri Paesi, sarebbe di diluire i rifiuti nei materiali di costruzione e beni di consumo, questo è la nostra lotta da decenni, per prevenire la contaminazione irreversibile del nostro ambiente, con lo smantellamento e quindi la quantità di rifiuti che aumenterà ulteriormente la pressione dei gestori” allarma Desbordes.

Il ‘trattamento’ consiste solo nella separazione dei vari prodotti presenti nei rifiuti: uranio, plutonio, rifiuti residui. Ma questi non scompaiono, i tamburi di materiale ultra-radioattivo si accumulano continuamenteL’industria nucleare e i politici hanno voluto liberarsi di un cantiere sotterraneo a Bure (Francia dell’est). Come sempre nel nucleare, il costo di questo progetto è stato gravemente minimizzato all’inizio: è ora di 25 miliardi quando invece doveva essere di 12 miliardi all’inizio, e non è finito. Si tratta di un progetto irresponsabile che, se completato, potrebbe tradursi in una terribile catastrofe in 50, 100, 1000 o 10.000 anniMa il 26 gennaio 2016, una galleria è crollata, uccidendo un lavoratore. Ed è stato detto che questo luogo sarebbe stato stabile per centinaia di migliaia di anni!”. 

L’acqua calda clorata che rigettano le centrali è stata progettata per limitare la proliferazione di amebe nell’ambiente. “Ma la candeggina non è la cosa peggiore, si tratta delle torri evaporative; La cosa più grave sono i trattamenti fatti con la monoclorammine e l’idrazina (molto pericolosi) sul circuito primario (altamente radioattive e che hanno problemi d’incrostazioni) … ai quali si devono aggiungere gli elementi radioattivi gassosi e liquidi dispersi legalmente nel nostro ambientequesti effetti sono sempre più importanti siccome le emissioni reali sono in aumento (il gestore mantiene il più a lungo il combustibile nei reattori) e hanno ottenuto il permesso di fare questi rilascianche con la diminuzione del flusso del fiume, e si traduce in una diluizione minore” dice il presidente del CRIIRAD. “Le centrali nucleari rilasciano nei fiumi quantità astronomiche di diverse sostanze chimiche. Nei fiumi, il cloro si degrada in nitrati e nitriti estremamente dannosi per la salute degli esseri viventi” aggiunge Lhomme.   

Il futuro? 

Nuovi reattori come l’EPR di Flamanville attualmente in costruzione … E anche altri progetti come quello di Penly e altri progetti di reattori (reattori a neutroni rapidi), il prototipo potrebbe essere Astrid a Marcoule rivela l’esperto della CRIIRAD. “EDF non riesce a costruire un solo reattore, come all’EPR di Flamanville. Eppure, senza paura del ridicolo, EDF e alcuni leader politici hanno annunciato che nuovi reattori saranno costruiti. Ma, per fortuna, i reattori non crescono con le parole! In ogni caso, non c’è più denaro a portata di mano, inoltre bisogna investire ingenti somme per costruire reattori” precisa Stéphane Lhomme dell’Observatoire du Nucléaire. 

Dopo Fukushima “sono state annunciate diverse misure, che ci si chiede anche perché non fossero in vigore sin dall’inizio del nucleare, come un cuore della centrale rialzato per non essere mai allagato. In ogni caso, è probabile che il successivo disastro nucleare sia diverso da quello di Chernobyl (1986) e da quello di Fukushima (2011). Ogni volta, i gestori dicono ‘con questo disastro, miglioreremo la sicurezza degli impianti’, ma sono sempre sorpresi da eventi imprevisti” si preoccupa il militante Lhomme. 

La Francia nucleare si dirige in un vicolo cieco irresponsabile, estendendo la loro durata di vita, i vecchi reattori devono essere chiusi prima o poi. E, sia per motivi industriali che finanziari, EDF è (per fortuna) incapace di costruire nuovi reattori. Quindi, in 8 o 12 o 15 anni ci sarà una penuria perché non si è sviluppata nessuna alternativaLa Francia passa accanto alla rivoluzione delle energie rinnovabili”.   

In caso di attacchi terroristici ci sono rischi nucleari ? 

"Ci sono parti molto sensibili, al di fuori del recinto di cemento, che possono – se sono distrutte con mezzi convenzionali utilizzati dai terroristi, senza immaginare un grande aeroplano – provocare un grave incidente, ad esempio la piscina contenente i combustibili esausti” crede Desbordes. Stéphane Lhomme vede altre alternative: “Molto più facilmente di una centrale nucleare, i terroristi non avranno difficoltà ad attaccare un trasporto di materiale nucleare. Ogni giorno, camion e treni viaggiano in Francia in ogni direzione, fornendo combustibile per le centrali elettriche o, al contrario, tornando con scorie nucleari. Basta aspettare il carro nucleare che passi in una grande città e tirare al bersaglio con un lanciarazzi”. 

In caso di incidenti nucleari che avvengono possiamo immaginare un’intera regione cancellata dalla carta. Come si fa ad evacuare milioni di persone? Come saranno accolti i feriti irradiati e come potrà essere decontaminata l’area? “I nostri riferimenti sono Chernobyl e Fukushima e vediamo nei 2 casi grande distese contaminate, spesso non evacuate … e per molto tempo! E con significative conseguenze per la salute, un costo (migliaia di miliardi di euro), mentre non proteggiamo abbastanza le persone” si lamenta Desbordes. “In caso di disastro nucleare, centinaia di migliaia di persone saranno irradiate, non sapremmo dove mandarle, né per quanto tempo. L’energia nucleare è una terribile spada di Damocle sulla testa di un popolo. E la fortuna non ci sarà sempre” avverte Lhomme. http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=2342.0

maledetto territorio: industrie, inceneritori, amianto, come la natura è ormai solo un ostacolo per la speculazione. Domani su Il fatto quotidiano


Ventotene, 80 milioni per recuperare il carcere degli antifascisti. Renzi: “Sarà luogo di formazione per l’elite dell’Ue”

L'Italia si prepara a celebrare i 60 anni della nascita della Comunità europea e parte dalla riqualificazione della prigione dell'isola di Santo Stefano. Dove furono rinchiusi alcuni padri del Risorgimento e, durante il Ventennio, Pertini e Terracini. Ma anche Spinelli, Rossi e Hirschmann che qui scrissero il loro manifesto, embrione dei trattati del 1957
Oggi è un rudere sull’isolotto di Santo Stefano, a poche miglia di mare da Ventotene. In passato è stato un carcere borbonico, dove il regno rinchiuse padri del Risorgimento come Silvio Spaventa e Luigi Settembrini. Ma soprattutto la prigione dei più brillanti antifascisti, rinchiusi qui durante il Ventennio: tra gli altri Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, il futuro presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini, il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini. Fu lì che Spinelli e Rossi, insieme a Ursula Hischmann, scrissero il Manifesto di Ventotene, un documento che fu l’embrione dell’Europa. Ora il governo vuole recuperarlo e farlo diventare, dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi, un luogo simbolo per la formazione dei giovani d’Europa e del Mediterraneo, in collaborazione con le più grandi istituzioni universitarie europee. Un progetto con un portafogli da 80 milioni di euro per far nascere una “foresteria dove formare l’elite della classe dirigente che governerà l’Europa nei prossimi decenni”. Così l’esecutivo avvia il percorso delle celebrazioni, il prossimo anno, dell’anniversario della firma dei trattati istitutivi della Comunità europea del 1957.

Oggi in quel carcere c’è solo una targa a ricordare che fra quelle mura spoglie. “Un luogo simbolo, ridotto in condizioni indicibili, inaccettabili” ha detto Renzi che sabato ha visitato Ventotene insieme al ministro per la Cultura Dario Franceschini.
Oltre 200 celle disposte a ferro di cavallo intorno alla torre centrale, progettato sul modello del Panopticon del giurista Jeremy Bentham, che consentiva un controllo totale dei detenuti. La cella numero 36 (4,5 per 4,2 metri) ospitò Pertini. Dopo la fine del fascismo, il carcere è stato utilizzato per detenuti comuni. Dopo la chiusura, nel 1965, la struttura è stata abbandonata: le porte sventrate, le brandine arrugginite gettate sui pendii dell’isolotto. Una colonna è crollata mesi fa. Venerdì scorso sono iniziati i lavori di messa in sicurezza, poi partirà un bando europeo per ilrestauro.
Il 31 agosto 2017, centenario della nascita di Spinelli, Renzi tornerà a Ventotene per presentare il progetto di formazione e la parte che sarà completata dei lavori di restauro. “Bisogna evitare i crolli – ha affermato oggi il premier – in un luogo simbolo della forza delle idee contro repressione e odio. Ma poi occorrecostruire il futuro, qui come in Unione Europea”. Un altro messaggio mandato verso la Bruxelles dei 28. di  | 31 gennaio 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/31/ventotene-80-milioni-per-recuperare-il-carcere-degli-antifascisti-renzi-sara-luogo-di-formazione-per-lelite-dellue/2420968/

Allarme siccità, Ticino in secca: si cammina sul letto del fiume


Allarme siccità, Ticino in secca: si cammina sul letto del fiume

E' un paesaggio desolante quello che si presenta lungo il percorso del Ticino, in secca da settimane. Per centinaia di metri si cammina sul letto del fiume, completamente asciutto. Il Ponte delle Barche di Bereguardo dovrebbe galleggiare, ora invece appoggia su sabbia e ghiaia. "E' un situazione drammatica, peggiore della siccità estiva - sottolinea Luigi Duse, vicepresidente del Parco del Ticino - ci sono 14 gradi a gennaio, non piove e soprattutto non c'è la neve che garantisce la riserva d'acqua. Così è a rischio tutto l'ecosistema del fiume, che è patrimonio dell'Unesco per la sua biodiversità". Sotto osservazione anche il Lago Maggiore, inferiore di 18 centimetri rispetto al livello idrometrico, che non assicura il deflusso minimo vitale al fiume. "La scelta di tenere la quota più bassa del dovuto per favorire le spiagge sul lago, ha conseguenze pericolose - denuncia Duse - perché non arriverà l'acqua sufficiente per irrigare i campi e per riaprire i navigli di Milano"

video di Silvia Valenti



E' un paesaggio desolante quello che si presenta lungo il percorso del Ticino, in secca da settimane. Per centinaia di metri si cammina sul letto...
VIDEO.REPUBBLICA.IT
http://video.repubblica.it/edizione/milano/allarme-siccita-ticino-in-secca-si-cammina-sul-letto-del-fiume/226733/226021?ref=vd-auto

finisce la caccia, Isola d'Elba: la gioia del cinghiale che fa il bagno


Si chiude la stagione della caccia e questo cinghiale sembra quasi voler festeggiare tuffandosi in mare dalla spiaggia della Bidola, all'Elba. Il...
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Si chiude la stagione della caccia e questo cinghiale sembra quasi voler festeggiare tuffandosi in mare dalla spiaggia della Bidola, all'Elba. Il video è stato pubblicato su Facebook da Maurizio Morbidelli

progetti sbagliati, inquinamento conferimento difforme dalle autorizzazioni i dipendenti della Indeco (discarica di Borgo Montello) rischiano il licenziamento 18 lavoratori su 23


dopo i problemi di Ecoambiente (crisi e causa da 150 milioni per i ritardi) anche per Indeco a rischio 18 posti di lavoro, i sindacati, ancora una volta sostengono i progetti sbagliati per i rifiuti che continuano a provocare inquinamento, anzichè puntare sulla raccolta differenziata che creerebbe migliaia di posti di lavoro tutelando l'ambiente e la salute. Sindacati ancora dalla parte sbagliata e superata dai tempi


Latina ambiente e acqualatina fallimenti annunciati - gestione del ciclo dell'acqua ombre e arresti sull'Acea il socio di acqualatina che verrà


Lido di Latina carte bollate per gli stabilimenti, il comune avvia le pratiche per la revoca delle concessioni


situazione allarmante anche nel sud pontino per la violenza sui cani. Il randagismo si estende


violenza sui cani: attenti all'uomo un grido d'aiuto. Le fiaccolate per dire no ad Aprilia


troppe buche sulla 148 interrogato il governo. Pontina e Appia le arterie killer. Mentre continuano le vittime anzichè mettere in sicurezza le strade esistenti, con i finanziamenti già disponibili, in tempi brevi, facendo lavorare le imprese locali, il sistema degli appalti (anche Lupi Incalza lo sosteneva) vuole costruire l'autostrada Roma Latina devastante senza soldi e con tempi ultradecennali facendo lavorare solo le ditte già indicate dall'alto


Sabaudia per i parcheggi sulle strisce blu servizio congelato dalla sentenza del Tar che accoglie il ricorso della Sis. Pontinia arrivano i tirocinanti in comune. San Felice Circeo dietrofront sulla concessione alla Circeo I, attuata la decisione del consiglio di stato


San Felice Circeo rischio riciclaggio con il mattone nel piano anticorruzione, secondo le relazioni della Dda pesanti infiltrazioni sul litorale pontino. Sabaudia intesa comune parco per tornare in Europa. Pontinia a scuola con i dipendenti le convenzioni con il comune. Anche il M5S formerà la sua lista alle elezioni comunali




inchiesta variante Malvaso a Borgo Piave scomparsa l'accusa di lottizzazione abusiva. Architetto Marco Fioravante le denunce contro l'amministrazione comunale guidata da Di Giorgi per favorire i costruttori


inchiesta sull'urbanistica a Latina con i tempi biblici della giustizia, la prescrizione troppo breve per un processo che potrebbe iniziare già finito


gestione del servizio idrico acqualatina chiama il presidente della provincia Della Penna - passaggio da acqualatina ad acea? i timori dei sindacati


Aprilia il pasticcio degli scarichi delle fognature, modifiche al regolamento contestate da maggioranza e opposizione. Carmen Porcelli stop al cemento servono le opere. Rifiuti e la raccolta differenziata porta a porta al rallentatore


Sabaudia Borgo Vodice Migliara 54, il caso urbanistica degli scheletri il giallo dei terreni - Pontinia con l'auto nel canale Botte



mega torta di 2 metri a Capaccio per dire no con dolcezza e fermezza alla centrale a biomasse



Dottor Vincenzo Patella, ultima parte dell'intervento nella conferenza sulla centrale a biomassa di Capaccio, gli effetti sulla salute delle emissioni cancerogene

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Capaccio dottor Vincenzo Patella gli effetti dell'inquinamento sulla salute umana, no alla centrale a biomassa

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Sabaudia lago di Paola basta conflitti, prossima la dichiarazione di demanialità delle acque nel parco nazionale del Circeo?

Latina editoriale oggi 31 gennaio 2016

Indeco e gli effetti dell'indagine, quale futuro per il sito inquinato della discarica di Borgo Montello?

Latina editoriale oggi 31 gennaio 2016

Capaccio Paestum no alla centrale a biomasse alcune immagini ieri pomeriggio





Capaccio no alla centrale a biomasse nel comune che ospita i templi di Paestum, in duemila alla manifestazione


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Cambiamenti climatici, l’industria dello sci se ne faccia una ragione

Si chiamano “tepori primaverili”. Peccato che si manifestino alla fine di gennaio. Il mancato inverno che stiamo vivendo nel nord Italia è un incubo fatto di temperature abnormi e di carenza di precipitazioni. Ma esso non è che la continuazione di quell’annus horribilis che è stato il 2015, di gran lunga l’anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni meteo su tutto l’orbe terracqueo, dopo che già il 2014 era stato da record.
Carenza di precipitazioni d’inverno uguale a carenza di neve. Su tutte le Alpi si vedono desolanti strisce bianche in mezzo a distese di erba secca. Ma questo solo dove – e non sono molte le località – le temperature notturne consentono di creare neve finta, altrimenti detta “artificiale”, altrimenti detta “programmata”: ammonta a70.000 ettari la superficie innevata complessivamente nello spazio alpino. Per produrre tale quantità di neve artificiale servono 280 miliardi di litri d’acqua e circa 1,4 miliardi di kWh – pari al consumo annuo di 350.000 famiglie. Un costo ambientale non da poco.
E’ notizia Ansa del 15 gennaio che la Federfuni Italia, che rappresenta 150 stazioni sciistiche, chiederà al Governo la dichiarazione di stato di calamità per “la difficile quanto critica situazione che moltissime località sciistiche, non solo venete ma anche di altre molte regioni d’ Italia, stanno soffrendo per la perdurante mancanza di neve, elemento questo necessario quanto indispensabile per salvaguardare l’economia delle popolazioni che abitano in montagna”.
Del resto, non è la prima volta che l’industria dello sci chiede alla mano pubblica di venirle in aiuto. In Piemonte è oramai prassi abituale che il governo regionale – pur con i problemi di bilancio che ha – intervenga a coprire i costi dell’innevamento artificiale.
Come non è la prima volta che si definisce “calamità naturale” un fenomeno che è causato dall’uomo. Perché oramai non vi sono più dubbi circa il fatto che noi, sulla nostra pelle, stiamo già subendo le conseguenze di ciò che abbiamo creato: il cambiamento climatico. Magari questo sarà un inverno particolarmente anomalo. Ne verranno ancora altri con precipitazioni nella norma o giù di lì, ma la tendenza all’aumento delle temperature appare evidente in tutta la sua drammaticità ed altresì inarrestabilità. Se ne facciano una ragione le stazioni sciistiche e si adeguino. Non sarà più sufficiente coprire i ghiacciai con il PVC   o   trasportare la neve in elicottero.
Oramai nella Valtellina di Bormio si coltivano gli ulivi. Se ne facciano una ragione.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/31/cambiamenti-climatici-lindustria-dello-sci-se-ne-faccia-una-ragione/2420414/

Roma, 200 famiglie senza fogne da 60 anni: “Assurdo, multe a noi per decine di migliaia di euro”


31 gennaio 2016 | di 

Roma, 200 famiglie senza fogne da 60 anni: “Assurdo, multe a noi per decine di migliaia di euro”

Ricevere multe che arrivano fino a 60 mila euro di sanzione per una mancanza del Comune di Roma. Succede nel quartiere Tor Pignattara, zona villini di Santa Maria. Duecento famiglie che vivono senza rete fognaria e nessuno di loro in immobili abusivi, ma tutti con regolare concessione edilizia. “Vorremmo che la città portasse i servizi primari nella zona – affermaAlessandro Bracchini, vicepresidente del Comitato costituito dai cittadini della zona – per poi poter fare l’allaccio ed essere in regola. I cittadini che vivono qui sono ormai 60 anni che si stanno impegnando per avere la realizzazione delle fogne”. E non solo l’opera non è mai stata realizzata, ma da qualche tempo arrivano sanzioni per il mancato allaccio alla rete. Che però non esiste. “Il ragionamento è semplice: mancando il sistema fognario non è possibile allacciarsi”, spiega Carmine Laurenzano, il legale designato dal Comitato. Un vero paradosso al quale 
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/01/31/roma-200-famiglie-senza-fogne-da-60-anni-assurdo-multe-a-noi-per-decine-di-migliaia-di-euro/470642/

Cagliari, no alla discarica. Il progetto del Pd non è credibile

A Cagliari il Pd e il suo candidato sindaco Zedda, spingono per lennesima discarica, sita in unarea considerata Sin (Sito di interesse nazionale). Unarea altamente inquinata.
Però le popolazioni, e i consigli comunali di Capoterra ed Uta, comuni della futura area metropolitana, respingono il piano elaborato dalla Regione con la complicità dell’amministrazione comunale cagliaritana. Rifiutano di pagare, con l’umiliazione del proprio territorio, l’inefficienza ambientale del Comune di Cagliari.
consigli comunali di Uta e di Capoterra si sono espressi così contro la nuova discarica da due milioni di metri cubi di rifiuti (Chiediamo al consiglio di amministrazione del Cacip il ritiro immediato e la revoca del progetto definitivo della discarica di S’Ottioni Mannu di Uta). Essa sorge in una zona a ridosso del carcere, che viene considerata poco sicura rispetto ai rischi di alluvione, con conseguente inquinamento delle falde idriche.
Uno sconto sulla Tari, e qualche assunzione in discarica, non convincono una cittadinanza che esprime seri dubbi sulla credibilità complessiva del progetto e dei suoi proponenti. Tecnocasic, che gestisce lo smaltimento dei rifiuti nel cagliaritano, è da sempre feudo della politica (“ci sono sempre state polemiche – ha denunciato il rappresentante della Fiom Cgil Mariano Carboni- e i rapporti politici sono sempre stati trasversali, non c’è mai stata differenza tra destra e sinistra”). Ha un maleodorante inceneritore di Macchiareddu, inefficiente e non del tutto pulito: le centraline di controllo non sono mai state messe in funzione, l’Arpas ha sempre agito a colpi di deroghe prendendo sottogamba la reale portata inquinante dell’impianto”, ha denunciato recentemente la parlamentare di M5S Giulia Moi
Sotto accusa è la politica di smaltimento dei rifiuti decisa dalla Regione e dal governo Renzi, che favorisce gli inceneritori dei rifiuti e le discariche, in controtendenza rispetto alla prevenzione, al riuso, alla raccolta differenziata ed al riciclo. L’Unione Europea si èrifiutata di finanziare queste politiche, perché si disinteressano delle sue raccomandazioni, e la regione ha deciso di pagare con fondi propri, ossia dei contribuenti sardi. Le alternative ci sono. In questo caso, seguiamo la direttive europee.
La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (per i quali i cagliaritani pagano la tassa più alta in Italia) sono un ottimo business per la politica: un servizio che i cittadini sono costretti a pagare caro a prescindere dalla qualità ed efficienza ambientale ed economica.
La discarica di Uta dovrebbe ospitare i residui della combustione dei rifiuti, ma anche i rifiuti indifferenziati e non trattati, oltre a rifiuti speciali, ma sopratutto si riempirà di rifiuti non trattati nel periodo in cui l’impianto di Machiareddu verrà chiuso per i lavori di ristrutturazione.
Malgrado le rassicurazioni di Tecnocasic, le relazioni tecnichenon escludono rischi per l’ambiente e per gli abitanti delle zone interessate dalla discarica.
Studi condotti su discariche apparentemente ben gestite concordano sugli eccessi di mortalità, oltre che per neoplasie, anche per malattie cardiovascolari, respiratorie, dellapparato digerente e del sistema nervoso. È stato inoltre riportato un aumentato rischio di malformazioni congenite in popolazioni residenti in prossimità di discariche. Rimangono aperti ed irrisolti i problemi legati all’inquinamento delle falde idriche
Né delle discariche e dell’incenerimento dei rifiuti tra Uta e Capoterra trarranno vantaggio i cittadini di Cagliari: il Sindaco Zedda, malgrado una mozione approvata in Consiglio Comunale nel 2011, ha continuato a favorire la politica di Renzi e del PD, suoi attuali sponsor, tirando tardi sia sullestensione della raccolta differenziata (accumulando multe su multe) e favorendo il rinvio sine-die dell’appalto sulla raccolta dei rifiuti. Cagliari Città Capitale ha un altro progetto. di  | 31 gennaio 2016  http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/31/cagliari-no-alla-discarica-il-progetto-del-pd-non-e-credibile/2419873/