giovedì 27 marzo 2014

Napoli, la camorra e quelle analisi truccate dai laboratori privati acqua il rischio dell'acqua dal rubinetto


Quando i militari Usa lasciarono le loro case di Casal di Principe,
spaventati da quello che c’era nell’acqua (e forse pure
nell’aria), la Regione Campania decise misure urgenti e straordinarie
per verificare l’entità del pericolo. Alcune delle società
scelte - senza gara - per fare le analisi sono finite all’attenzione del
pm della Dda di Napoli, Antonello Ardituro. Il magistrato scoprì
che diversi test sulla potabilità dell’acqua non erano stati eseguiti
direttamente dalla Regione, ma da laboratori privati senza alcuna
convenzione con la Regione. Una procedura anomala, perché con
una legge del 2001 venne stabilito che solo la Regione
Campania può certificare la potabilità dell’acqua. Così,
dall’inchiesta principale sugli affidamenti diretti
dei lavori, nacque un’indagine parallela che indaga su
alcuni laboratori privati: l’Eurolab srl di Battipaglia,
la Scar srl della zona industriale di San Marco Evangelista,
la Natura srl di Casoria, il Centro Diagnostico
Roselli di Sperone, l’Ultrabios di Nocera Inferiore, la
Biopat di Sant’Angelo a Cupolo, Villa Carolina di
Torre del Greco, l’Eco Control di Caserta e la Sca srl di
Marigliano. Come ha spiegato Il Mattino, il pentito del
clan dei Casalesi, Salvatore Venosa, ha chiuso il cerchio
confessando che diversi “imprenditori legati alla
camorra hanno lavorato per la Regione nel settore idrico”. In sostanza,
il sospetto della procura è che le stesse procedure per stabilire
l’inquinamento delle acque siano state artefatte. E che la
verità sulle acque campane sia tuttora un mistero.
Chiara Paolin

il fatto quotidiano 27 marzo 2014

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