sabato 16 gennaio 2010

L’Acea e la sicurezza

So bene che difficilmente questa notizia verrà pubblicata, come tutte le precedenti non certo felici che riguardano questa società, tra inchieste, proteste, sanzioni, multe, che vorrebbe far realizzare una centrale a turbogas incompatibile con il territorio di Pontinia, dell’intera pianura e delle colline adiacenti.

Però la invio lo stesso perché è significativa di tutte le mancate risposte che questa azienda avrebbe dovuto dare nelle varie conferenze, commissioni, quelle richieste di pareri e autorizzazioni mai inoltrate, quei dubbi sulla sicurezza tanto evidenti e mai dissolti.

Giorgio Libralato

IN ACEA , IL LAVORO UCCIDE !
Purtroppo quello che temevamo è successo, un lavoratore è morto sul lavoro in una cabina di trasformazione Media/Bassa tensione di Acea Distribuzione, l’azienda che distribuisce energia elettrica a Roma e Formello facente parte del Gruppo Acea.(di cui è azionista al 51% il comune di Roma).
Ora tutti esprimono cordoglio.Sono solo lacrime di coccodrillo ! Alcuni consiglieri comunali propongono di donare alla famiglia del morto i gettoni di presenza del consiglio; altri si affannano a sottolineare quale e quanto impegno sia stato speso da tutti nella prevenzione e nella promozione di cultura della sicurezza; l’Acea dichiara di aver aperto 2 inchieste interne, una tecnica e l’altra procedurale.
A Roma,le cabine di trasformazione MT/BT 8.400 / 20.00 V- 400 / 230 V sono diverse migliaia .
Oltre a denunciare l’ubicazione logistica di questi impianti pericolosi ( oltre il 50% posti nei sottoscala,vani cantina e/o vani servizi dei palazzi) e la loro scarsa manutenzione/sicurezza che rende difficile e rischioso operare al loro interno a squadre composte da più persone, figuriamoci cosa accadrà con l’imposizione del monoperatore , che l’Acea vuole introdurre a tutti i costi !
Vogliamo altresì denunciare anche l’obsolescenza e la mescolanza tecnologica delle apparecchiature elettriche assiemate in cabina, che in mancanza di una adeguata e specifica formazione ricorrente espone gli operatori al rischio permanente di incidenti anche mortali.
La cabina Acea in oggetto, questa dell’incidente mortale, ha al suo interno- lo si è visto chiaramente dalle immagini dei TG- uno scomparto di media tensione isolato in esafloruro di zolfo, cioè un quadro elettrico utilizzato esclusivamente dall’ ENEL ! In quelle immagini si è visto anche un altro componente che veniva utilizzato esclusivamente nelle cabine Enel con quadri di media tensione di quella tipologia, ovvero un “giunto rigido di transizione “sul quale vengono provvisoriamente attestate le terminazioni di media tensione.
Vista la particolarità dell’impianto, domandiamo ai vertici Acea Distribuzione “ è stata fatta adeguata formazione, a tutti i livelli, su come deve essere trattato questo tipo di materiale, che in ENEL non era tra quelli unificati?”
Domande senza risposta ! Purtroppo sappiamo come è andata, si è preferito lasciare tutto alle formazioni miste ( un operatore proveniente dall’Enel che istruiva uno proveniente da Acea e/o viceversa ) di volta in volta mandate ad operare sugli impianti !!
Per non parlare di quante volte oramai accada che, per mettere in servizio nuove cabine e/o nuova componentistica all’interno di esse, anziché procedere, come previsto dalle norme, all’attivazione a distanza tramite i telecomandi, si chieda di contravvenire a quelle precise norme !
La vita umana non ha un prezzo. Guai ad accettare che”la logica dell’azienda e dell’indifferenza” si abbatta sulle nostre ed altrui vite per ingrassare la carriera di qualche dirigente!
Una vera “inchiesta procedurale interna”, dovrebbe partire dal perché i lavoratori di Acea Distribuzione, non abbiamo una adeguata formazione per intervenire su ogni tipologia di impianto e perché dopo 9 anni i lavoratori ancora non riescono ad eleggere i loro Rappresentati per la Sicurezza (RLS).
Siamo stufi di indossare la maglia nera dei morti del lavoro in Europa .
Siamo impegnati a farla finita con il lavoro che uccide, affinché ogni famiglia veda tornare a casa dal lavoro il proprio congiunto vivo !
Siamo incazzati più che mai per questo nuovo crimine,per le innumerevoli responsabilità aziendali e statali.
Condoglianze e solidarietà alla famiglia, sostegno nell’azione risarcitoria.

Roma, 10/01/2009 COBAS DEL LAVORO PRIVATO

COME E’ POSSIBILE FAR FINTA DI NULLA



Nonostante la crisi, la cassa integrazione e la chiusura di molte aziende, gli infortuni e i morti sul lavoro non accennano a diminuire. Un paese normale non accetterebbe tutto ciò, un paese normale lotterebbe per fermare le stragi sul lavoro. Ci definiamo paese civile, una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma che paese civile è quello dove ogni anno registra 1200 assassinati sul lavoro, 27000 invalidi su un milione d’infortuni sul lavoro? Ogni giorno, perché è in corso una guerra sui luoghi di lavoro, quattro lavoratori non fanno più ritorno a casa. Una guerra che produce molti morti e tanti invalidi.

Questi lavoratori però non sono persone che partecipano ad una guerra, ma persone che tutte le mattine si alzano per portare a casa il pane quotidiano per mantenere le loro famiglie e quello che si aspettavano era una cosa sola, un lavoro dignitoso e sicuro!

Quello che si fa per cambiare questa situazione è troppo poco …… e quando dei lavoratori muoiono, pochi hanno il coraggio di chiamarli con il loro nome omicidi sul lavoro! Molti le chiamano “morti bianche” un eufemismo che andrebbe abolito, perché è un insulto ai familiari e alle vittime sul lavoro.

Antonio Forte operaio della M.E.G. (impresa appaltatrice di ACEA Distribuzione) è l’ultima vittima di questa guerra continua.

Il silenzio che qui in Acea ha coperto la tragedia è preoccupante, neanche un atto di solidarietà o protesta, come se la cosa non ci riguardasse, come se i lavoratori dell’appalto fossero di serie B.

Invece no, Tonino era uno di noi, perché lavorava a stretto contatto con noi sugli stessi impianti, con le stesse capacità professionali, con gli stessi problemi per arrivare alla fine del mese.

Le inchieste aperte troveranno i soliti capi espiatori responsabili dell’accaduto: c’è stata imperizia, negligenza o errore di procedura? Questo omicidio, come in tanti casi di questo genere, è il frutto del profitto,dello sbrigarsi,dello sfruttamento – più o meno velato- del personale operativo. Inadeguata formazione, flessibilità, tutti fanno tutto, polivalenza, monoperatore, sistema premiante “ad personam” e clientelare, sono questi gli elementi che sicuramente contribuiscono a far perdere quella specificità professionale e a generare oltre che confusione una competitività malsana.

In questo momento di lutto ci stringiamo intorno alla famiglia di Tonino, proponendo a tutto il personale di ACEA s.p.a. di devolvere un’ora del proprio lavoro a favore della vedova e dei due figli.

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