martedì 27 settembre 2016

“Inquina Venezia” Costa multata, ora rischia lo stop “Troppo zolfo nel carburante”, come Msc a Genova Al secondo verbale possono essere bandite dai porti

S a n z ion i te or iche
Nei mesi scorsi, il Tribunale di Genova aveva respinto un ricorso di Msc, altra compagnia multata perché utilizza carburante con troppo zolfo. Una prassi diffusa. In caso di recidiva d ov re b b e s c a t t a re il divieto di a t t ra cco nei porti, ma finora non è mai accaduto
»FERRUCCIO SANSA IlTribunale diVenezia condanna le maxi-navi da crociera. Usano carburantead alto contenuto di zolfo che inquina troppo. “Stavolta tocca alla Costa Crociere, ma nei mesi scorsi era toccato anche alla Msc e ad altri armatori.Nulla finoraè cambiato. Ma le grandi compagnie rischiano grosso, perché in caso di recidiva potrebbero nonavere piùilpermesso diattraccarenei porti italiani”,racconta Arianna
Spessotto(M5S) dellaCommissione Trasporti della Camera.
TUTTOCOMINCIA quando la Capitaneria di Porto di Venezia esegue un controllo su una nave della Costae contestal’utilizzo diun carburanteconun contenuto di zolfo superiore al consentito (oltre l’1,5% della massa

Avellino Strage del BusLa concessionaria dei Benetton contesta i nostri articoli. Domani il processo Autostrade: “Il Fatto sbaglia”. Lo dica al giudice

(il fatto quotidiano 27 settembre 2016)

dichiarazione dei redditi del 2012 arriveranno mille lettere per mettersi in regola


caos rifiuti, consorzio di comuni più vicino con Formia. Bando per l'esternalizzazione forse all'Anac non ci andrà mai


nucleare, radiazioni e scorie a Borgo Sabotino, inquinamento delle falde nell'area della centrale nucleare, Latina perde anche i fondi di ristoro


Pontinia oggi riunione della commissione urbanistica senza la pubblicazione nell'albo pretorio


Sperlonga ultimo saluto a Benito di Fazio tra fischi e proteste contro il sacerdote che voleva non far leggere una parte della lettera di commiato


Greenpeace, continua la lotta contro l’olio di palma: bloccata una nave della IOI a Rotterdam. “Azienda viola diritti umani”

Alcuni attivisti hanno cercato di impedire l'attracco nel porto della città olandese. "Il prodotto è pericoloso per l'habitat di specie in via di estinzione, per il clima del nostro Pianeta e per la salute della gente del sud-est asiatico"
Greenpeace continua la lotta contro IOI, l’azienda malese che produce olio di palma violando – secondo l’associazione ambientalista – i diritti umani e abbattendo le foreste indonesiane. La nave diGreenpeace Esperanza, ormeggiata sul retro della raffineria, ha cercato di impedire lo scarico di olio di palma. Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia, lancia l’allarme: “Insieme possiamo far sapere ad IOI che non sarà più così facile. Ora gli occhi dell’opinione pubblica sono puntati su di loro: IOI deve sapere che non c’è mercato per l’olio di palma che mette in pericolo l’Indonesia, l’habitat di specie in via di estinzione, il clima del nostro Pianeta e la salute della gente del sud-est asiatico”.
Tra gli attivisti che hanno cercato di bloccare la nave ci sono anche due indonesiani, che hanno sofferto in prima persona gli effetti degli incendi appiccati per realizzare le piantagioni di palma. “Speravo che il governo e le aziende avrebbero risolto la crisi degli incendi, ma la loro incapacità di farlo mi ha fatto capire che ho la responsabilità di tutelare le foreste indonesiane” ha dichiarato Nilus Kami.
Alcuni dati aiutano a capire meglio la portata del fenomeno. Negli ultimi 15 anni l’area occupata dalle piantagioni di palma da olio in Indonesia è raddoppiata, passando da quattro a otto milioni di ettari. Si prevede che entro il 2020 crescerà di ulteriori cinque milioni di ettari. La nube soffocante prodotta dagli incendi ha anche causato lo scorso anno oltre centomila morti premature in tutto il Sud-est asiatico, come ha rivelato lo studio di settimana scorsa delle università statunitensi di Harvard e Columbia. L’olio di palma è un prodotto utilizzato in più della metà di alimenti da supermercato, come biscotti, merendine, shampoo e dentifrici. Greenpeace ha chiesto a IOI di firmare un impegno per assicurare una catena di approvvigionamento sostenibile dell’ olio di palma. Se IOI si impegnerà pubblicamente a proteggere le foreste, gli attivisti concluderanno l’azione dimostrativa assicura l’associazione.di  | 27 settembre 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/27/greenpeace-continua-la-lotta-contro-lolio-di-palma-bloccata-una-nave-della-ioi-a-rotterdam-azienda-viola-diritti-umani-foto/3059666/

Inquinamento, il 92% della popolazione mondiale respira aria sporca: in Italia 21mila morti

Un’aria sporca che miete milioni di vittime ogni anno, soprattutto nei paesi poveri e più esposti ai fumi di combustibili, mezzi di trasporto inefficienti, centrali a carbone e rifiuti inceneriti
Che l’aria della Terra fosse inquinata era un dato ormai assodato, ma stupisce sapere che nel mondo meno di una persona su dieci ha la fortuna di respirare aria buona: il 92% della popolazione mondiale vive in aree in cui l’inquinamento atmosferico supera il limite massimo stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Un’aria sporca che miete milioni di vittime ogni anno, soprattutto nei paesi poveri e più esposti ai fumi di combustibili, mezzi di trasporto inefficienti, centrali a carbone e rifiuti inceneriti. Sono tre milioni le morti associabili ogni anno all’inquinamento atmosferico all’aperto, ma anche l’aria che si respira al chiuso, in casa e nel luogo di lavoro, può essere ugualmente letale. Nel 2012 l’Oms stima che siano 6,5 milioni i decessi legati all’inquinamento indoor e outdoor: ogni nove persone che muoiono nel mondo, una cade anche per via di quello che ha inalato. Circa il 90% delle morti riguardano Paesi a reddito medio-basso, e i due terzi si registrano nel Sudest asiatico e nel Pacifico occidentale. Il 94% dei decessi, prosegue l’Oms, è dovuto a malattie non trasmissibili: malattie cardiovascolari, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e cancro ai polmoni.
Nel mondo – riporta l’Ansa – è la Cina il Paese che paga il prezzo più alto per le polveri sottili in termini di vite, con oltre un milione di decessi in un solo anno. Per l’esattezza nel 2012 sono stati 1,03 milioni i cinesi morti per cause riconducibili alla scarsa qualità dell’aria, in India 621 mila e in Russia 140 mila.
In Italia le morti si attestano intorno alle 21mila, di cui circa 6.400 per cancro ai polmoni, 5.800 per ictus, 8.300 per malattie cardiovascolari. La Penisola conta più vittime rispetto a Francia(11mila), Spagna (6.800) e Regno Unito (16mila). La Germania ne ha 26mila, la Polonia 26.600, l’Ucraina addirittura 54mila, ma non mancano le oasi felici come la Svezia, che arriva appena a 40. Nel resto del globo, in Usa l’aria inquinata fa 38mila vittime, in Giappone 30mila, in Australia solo 93.
A livello demografico, tubi di scappamento, camini e centrali elettriche non danneggiano tutti in egual misura. “L’inquinamento atmosferico continua a colpire le fasce di popolazione più vulnerabili: donne, bambini e anziani”, spiega Flavia Bustreo, vice direttrice generale dell’Oms. “Per essere in buona salute, le persone dovrebbero inalare aria pulita dal primo all’ultimo respiro”. Obiettivo che al momento appare irraggiungibile, ma verso cui la comunità internazionale si sta orientando. Un anno fa tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile è stata inserita la “riduzione sostanziale” entro il 2030 di morti e malattie per inquinamento dell’aria. di  | 27 settembre 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/27/inquinamento-il-92-della-popolazione-mondiale-respira-aria-sporca-in-italia-21mila-morti/3060935/

Gli oceani più caldi fanno male alle baby aragoste Studio, le larve crescono più velocemente ma non sopravvivono

La sopravvivenza delle aragoste potrebbe essere a rischio se le acque dell'oceano continueranno a riscaldarsi al ritmo attuale. È la conclusione di uno studio americano, pubblicato su ICES Journal of Marine Sciences, condotto nelle acque del Maine, uno degli Stati a stelle e strisce più rinomato per la pesca di aragoste.

Gli scienziati hanno rilevato che le larve di questi crostacei fanno fatica a sopravvivere se allevate in acque più calde di 5 gradi Fahrenheit (circa 2,8 gradi centigradi in più) rispetto alle temperature attuali del Golfo del Maine. Una differenza che è pari al riscaldamento stimato per il 2100, per la stessa area, dal Pannello intergovernativo dell'Onu sui cambiamenti climatici.

I ricercatori hanno scoperto che acque più acide non influiscono granché sullo sviluppo delle larve di aragoste. Al contrario l'aumento di temperatura ha effetti maggiori: da un lato in acque più calde le larve crescono più rapidamente - fattore che potrebbe essere d'aiuto nei confronti dei predatori - ma dall'altro si registra una mortalità maggiore: poche larve sopravvivono.

Una brutta notizia non solo per l'ambiente ma anche per tutta l'industria locale che ruota intorno alle aragoste. Le prime avvisaglie sono visibili soprattutto a sud di Cape Cod: la pesca di aragoste è scesa a circa 1500 tonnellate nel 2013, un crollo dal picco di quasi 10 mila tonnellate registrato nel 1997.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2016/09/27/gli-oceani-piu-caldi-fanno-male-alle-baby-aragoste_cb77b4c9-8d2b-49fe-bd8d-09474d2a8e63.html

Oms, 92% della popolazione mondiale respira aria inquinata Sono 6,5 milioni/anno le morti per inquinamento outdoor e indoor

Il 92% della popolazione mondiale vive in aree in cui l'inquinamento atmosferico supera il limite massimo stabilito dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). A dirlo è un nuovo studio della stessa Oms, che offre una mappa interattiva sulla qualità dell'aria in tremila città.



Sono tre milioni le morti associabili ogni anno all'inquinamento atmosferico all'aperto, ma anche l'aria che si respira al chiuso, in casa e nel luogo di lavoro, può essere ugualmente letale. Nel 2012 l'Oms stima che siano 6,5 milioni - pari all'11,6% del totale - i decessi associati all'inquinamento indoor e outdoor.

Circa il 90% delle morti riguardano Paesi a reddito medio-basso, e i due terzi si registrano nel Sudest asiatico e nel Pacifico occidentale. Il 94% dei decessi, prosegue l'Oms, è dovuto a malattie non trasmissibili - malattie cardiovascolari, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e cancro ai polmoni. L'inquinamento dell'aria, inoltre, aumenta il rischio di infezioni respiratorie acute.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2016/09/27/oms-92-della-popolazione-mondiale-respira-aria-inquinata_f2bdc5e5-32ca-4f84-bdfe-c25e85fb0d37.html

Sensori speciali della Nasa per la Grande barriera corallina Da 8mila metri foto in tempo reale su salute dei 'reef'

(ANSA) - ROMA, 27 SET - Anche la Nasa scende in campo per monitorare lo stato di salute della Grande barriera corallina australiana. Anzi, si alza in volo: a oltre 8mila metri con dei particolari sensori a bordo del Gulfstream III che stanno "mappando" la salute dei "reef" nei minimi dettagli. Gli scienziati produrranno un quadro in tempo reale sulla quantità di sabbia, coralli e alghe che formano la Barriera.

Avviata nei giorni scorsi da Cairns, nel Queensland in Australia, l'iniziativa è guidata dal team CORAL (COral Reef Airbone Laboratory) della Nasa. Si tratta di una missione triennale che combina ricognizioni aeree con strumenti e tecnologie d'avanguardia per la raccolta delle immagini e attività di validazione dei dati in acqua.

La missione, si legge sul sito del progetto, punta a fornire dati e nuovi modelli per analizzare gli ecosistemi corallini da nuove prospettive. Informazioni che gli scienziati potranno usare per individuare i migliori strumenti per la conservazione di questi delicati habitat. Per un anno i sensori della Nasa analizzeranno porzioni della Grande barriera corallina ma non solo. La missione è attiva anche alle Hawaii, nelle isole Marianne e nell'arcipelago di Palau.

La Grande barriera corallina è uno dei "sorvegliati speciali" dalla comunità scientifica internazionale per via del maxi sbiancamento che ha colpito il 93% dei suoi 'reef' nel tratto settentrionale. Un quarto è già morto.(ANSA).
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA  http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2016/09/27/sensori-speciali-della-nasa-per-la-grande-barriera-corallina_09696ae7-3686-49eb-8e34-4c19ca2d6ba5.html

Gas, lo Stato fa ricorso contro la restituzione di 30 milioni di royalty alle compagnie petrolifere

Il ministero dello Sviluppo si è appellato al Consiglio di Stato contestando la sentenza del Tar Lombardia, che a luglio ha dato ragione a Eni, Edison e Shell sulla quantificazione della percentuale di utili da versare alle casse pubbliche. Il solo Cane a sei zampe potrebbe chiedere indietro 21,7 milioni Il ministero dello Sviluppo economico ha presentato ricorso alConsiglio di Stato per evitare che l’erario debba restituire oltre 30 milioni di euro alle compagnie petrolifere. Lo ha annunciato il sottosegretario Antonio Gentile, in risposta a un’interrogazione dei senatori grillini Gianni Girotto e Gianluca Castaldi. A luglio il Tar della Lombardia aveva dato ragione alle aziende, stabilendo che possono chiedere indietro il 20% delleroyalty (percentuali sugli utili) versate nel 2015 sulla produzione di gas del 2014. Questo mentre le casse di Stato, Regioni e Comuni già soffrono perché il crollo dei prezzi del greggio ha fatto ovviamente calare anche le royalty.
I giudici avevano accolto il ricorso di alcune compagnie, tra cuiEniEdison e Shell, che contestavano le somme chieste dal ministero dello Sviluppo economico sostenendo che il conteggio di via Veneto è ancorato al vecchio indice Qe (il riferimento per il calcolo della quota materia), soppiantato a fine 2013 con gli aggiornamenti trimestrali dall’Autorità per l’energia. A valle della decisione, il ministero si è quindi messo al lavoro per capire a quanto possa ammontare quel 20%. Ne è emerso, come spiegato da Gentile, che lo Stato deve dare alle società circa 16,3 milioni di euro, le Regioni 12,7 e i Comuni 1,16. Parliamo quindi di oltre 30 milioni di euro, di cui, a quanto si apprende, 21,7 li dovrebbe intascare solamente il Cane a sei zampe. Altre somme dovranno poi essere restituite per il 2015, ma è ancora presto per le stime.
Non sono cifre altissime, ma è comunque una stangata per lo Stato e gli enti locali, considerato che negli ultimi due anni le royalty totali (gas e greggio) già erano crollate a causa del ribasso del prezzo del petrolio e del calo della produzione. Nel 2015 il gettito è diminuito di circa 50 milioni di euro, a 352 milioni dai quasi 402 del 2014. Rispetto al 2013 è sceso di 68 milioni. Lo Stato, in particolare, ha incassato quasi 16 milioni in meno (55 dai quasi 71 del 2014), le Regioni 19 (163 da 182) e i Comuni quasi 3 (26,4 da oltre 29). Sono entrati meno soldi anche al fondo per lo sviluppo economico e per la social card (76 milioni contro 85,6) e all’aliquota per l’ambiente e la sicurezza (-2,5 milioni, ossia 31,4 dai 33,9).
In questo quadro poi gli enti locali non sanno ancora se riusciranno a vedere l’Imu/Ici per le piattaforme petrolifere davanti alle loro coste. La Cassazione ha infatti sancito il principio secondo cui le compagnie devono versarlo ma il ministero dell’Economia ha subito dopo diffuso una circolare chiarendo che per estendere l’imposta occorre uno specifico intervento normativo. La questione è ferma al palo da qualche mese.
Il governo quindi cerca ora di salvare il salvabile e almeno questi 30 milioni vorrebbe tenerli ben chiusi nel cassetto. Così i tecnici del ministero dello Sviluppo hanno preso carta e penna per scrivere il ricorso contro la decisione del Tar. “Abbiamo già provveduto tempestivamente a presentare i ricorsi in appello al Consiglio di Stato, con istanza di sospensione dell’esecutività delle sentenze impugnate”, ha detto Gentile. Il contenzioso quindi è ancora nel vivo. di  | 27 settembre 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/27/gas-lo-stato-fa-ricorso-contro-la-restituzione-di-30-milioni-di-royalty-alle-compagnie-petrolifere/3058696/

Ristoro nucleare, milioni di euro persi: Latina tenta di recuperarli

di Monica Forlivesi
LATINA -  I Comuni che hanno una servitù nucleare hanno ottenuto, grazie ad una sentenza dello scorso luglio, un ristoro di 100 milioni, ovviamente da ripartire. Ma Latina no. Il Capoluogo infatti non ha partecipato a questa battaglia legale, non ha partecipato al ricordo dell'Ancin, l'Associazione dei comuni nuclearizzati, ergo è l'unico comune italiano che pur avendo sul proprio suolo la servitù non riceverà quello che - secondo i giudici - è stato sottratto indebitamente ai comuni. LA...
http://www.ilmessaggero.it/latina/ristoro_nucleare_latina_tenta_il_recupero-1990053.html

Greenpeace In azione a Rotterdam per difendere le foreste!

News - 27 settembre, 2016
Bloccata in porto una nave che trasporta olio di palma
Da questa mattina alcuni dei nostri attivisti stanno impedendo l'attracco al porto di Rotterdam di una nave che trasporta olio di palma importato dall’azienda malese IOI, il colosso che distrugge le foreste primarie indonesiane e viola i diritti umani, come rivelato proprio oggi nel nostro nuovo rapporto "Un costoso trade off".

La nostra Esperanza è infatti ormeggiata sul retro della raffineria e sta impedendo lo scarico di olio di palma. Tra gli attivisti ci sono anche due indonesiani che hanno sofferto in prima persona gli effetti degli incendi appiccati per espandere le piantagioni di palma. Entrambi sono stati addestrati da Greenpeace per individuare, prevenire e spegnere gli incendi.
OLIO DI PALMA E DEFORESTAZIONE
L'olio di palma è una materia prima usata in più della metà dei prodotti da supermercato, come biscotti, merendine, ma anche shampoo e dentifrici. Negli ultimi 15 anni l'area occupata dalle piantagioni di palma da olio in Indonesia è raddoppiata, passando da quattro a otto milioni di ettari. Si prevede che entro il 2020 crescerà di ulteriori cinque milioni di ettari. Quest’espansione ha causato deforestazione e drenaggio delle torbiere per anni, creando le condizioni ideali per il dilagare dei vasti incendi boschivi che hanno devastato l'Indonesia negli ultimi due decenni. AIUTACI A FERMARE QUESTA DEVASTAZIONE
GLI INCENDI 
Gli incendi dello scorso anno sono stati catastrofici e hanno avvolto la regione in una nube di fumo e ceneri per mesi. Tra luglio e ottobre 2015 più di 2 milioni di ettari di torbiere e foresta indonesiana sono stati consumati dalle fiamme. Questa nube soffocante ha anche causato, sempre lo scorso anno, oltre centomila morti premature in tutto il Sud-est asiatico, come ha rivelato la settimana scorsa uno studio delle università statunitensi di Harvard e Columbia.
IOI, Giù LE MANI DALLA FORESTA!
Essendo sconosciuto al grande pubblico, IOI crede di poter proseguire a commerciare olio di palmae potersela cavare senza attirare l’attenzione, ma insieme possiamo impedirgli di andare avanti: IOIdeve sapere che non c’è mercato per l’olio di palma che mette in pericolo le Foreste del Paradiso
Stiamo chiedendo al colosso malese, che ha sede anche in Italia, di firmare un impegno ad assicurare una catena di approvvigionamento sostenibile dell’ olio di palma: se IOI si impegnerà pubblicamente a proteggere le foreste e rispettare i diritti dei lavoratori, i nostri attivisti concluderanno l'azione  in corso. http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/In-azione-a-Rotterdam-per-difendere-le-foreste/